Oggi, è il giorno in cui l’Italia intera celebra Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992 dal tritolo della mafia. Ma c’èrano giorni in cui Falcone veniva attaccato e umiliato dagli stessi che oggi lo celebrano. A schiarici le idee è Filippo Facci sul Post, elencando tutti gli attacchi che colpirono Falcone dalla metà degli anni ’80 in poi. Attacchi dalla politica ma anche da parte dei giornali. Anche Repubblica (sotto la direzione di Eugenio Scalfari), con un articolo di Sandro Viola, attaccò duramente Falcone e a ritrorvare l’articolo, ormai scomparso dall’archivio del giornale, è stato il sito Fanpage.
“Da qualche tempo sta diventando difficile guardare al giudice Falcone col rispetto che s’era guadagnato” scriveva Sandro Viola. “Egli è stato preso infatti – continua il giornalista - da una febbre di presenzialismo. Sembra dominato da quell’impulso irrefrenabile a parlare, che oggi rappresenta il più indecente dei vizi nazionali. Quella smania di pronunciarsi, di sciorinare sentenze sulle pagine dei giornali o negli studi televisivi, che divora tanti personaggi della vita italiana – a cominciare, sfortunatamente per la Repubblica, dal Presidente della Repubblica – spingendoli a gareggiare con i comici del sabato sera“. “Quel che temo - proseguiva Viola - è che a questo punto il giudice Falcone non potrebbe più placarsi con un paio di interviste all’anno“. A chiusura del pezzo l’inviato del giornale di Scalfari commentava anche il libro scritto da Falcone insieme alla giornalista francese Marcelle Padovani: “Scorrendo il libro-intervista di Falcone «Cose di cosa nostra» s’avverte (anche per il concorso di una intervistatrice adorante) proprio questo: l’eruzione di una vanità, d’una spinta a descriversi, a celebrarsi, come se ne colgono nelle interviste del ministro De Michelis o dei guitti televisivi“.
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