Ci eravamo lasciati così: una lettera dell’Agenzia antidoping statunitense (USADA), inviata a Lance Armstrong formalizzando nuove accuse che potrebbero costargli le sette vittorie al Tour de France. A titolo precauzionale all’ex corridore texano è stato vietato di gareggiare nel triathlon, sport a cui si è dato dopo il ritiro dal ciclismo.
Secondo quanto riportato dal “Washington Post”, l’Usada sostiene di essere in possesso di campioni di sangue che proverebbero il sistematico ricorso al doping ematico dal 1996. Ora l’agenzia antidoping ha presentato un’accusa formale nei confronti del corridore texano. L’Usada ha dichiarato di avere importanti testimoni a favore che racconteranno di aver visto Armstrong doparsi o, addirittura, di aver ricevuto dallo stesso campioni delle ammissioni di colpevolezza. La partita si giocherà in tribunale dove Armstrong, dopo aver inutilmente richiesto il ritiro delle accuse perché “prive di fondamento”, potrà difendersi dalle accuse nella speranza di poter salvare i sette titoli vinti al Tour de France. La strategia di difesa è chiara: partire subito al contrattacco. L’avvocato di Armstrong ha già presentato un fascicolo di 18 pagine in cui si confutano tutte le accuse rivolte al suo assitito. “Vi scriviamo con urgenza per evitare che vi lasciate influenzare nell’analisi del caso sollevato dalle 15 pagine inviate dall’Usada – si legge nel fascicolo consegnato al comitato etico -. In primo luogo perchè si è procurato testimonianze in violazione della legge federale e del codice Wada. Poi perché ha acquisito materiale sapendo della violazione delle regole del segreto istruttorio; terzo perchè i pochi capi d’accusa possono essere facilmente smentiti; quarto, l’Usada agisce al di fuori della propria giurisdizione; quinto, l’Usada ha celato informazioni che sarebbero potute essere usate per determinare se le violazioni imputate fossero realmente tali”. L’udienza è prevista per novembre, ma la sensazione è che ci vorranno parecchi mesi prima di arrivare ad un verdetto.
Andrea Cardinale
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