La terra trema e adesso questi eventi sismici iniziano a preoccupare. Prima la scossa di giovedì alle 23.23, cha ha fatto impazzire i sismografi dell’area Vesuviana, e poi quella tra la Calabria e Basilicata di ieri mattina (ore 06.07), fanno sorgere alcuni dubbi. Le regioni del Mezzogiorno sono a rischio? Perché tutti ignorano i i campanelli di allarme lanciati dal Centro Enea di Bologna?
Il direttore Alessandro Martelli sostiene ormai da mesi che al Sud ci sarebbero i segnali di un fenomeno sismico dello stesso livello di quello che ha colpito l’Emilia.
“Ci sono degli strumenti di previsione che sono utilizzati in diversi Paesi. E’ un po’ come misurare la temperatura corporea e vedere se hai la febbre”, sostengono al centro Enea di Bologna. Al Nord, prima dello sciame, “era stato stimato un movimento del terreno di magnitudo maggiore del 5,4. L’algoritmo dell’analisi mostrava che era fortemente probabile”. Nel meridione, secondo il centro Enea, sono stati applicati tre modelli di studio, e «tutti e tre danno l’allarme rosso».
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