Italia ha dato il suo contributo alla crisi dell’Eurozona con la manovra, il decreto legge che contiene misure ad ampio raggio per crescita e rigore in un contesto di equità. L’Italia ha fatto la sua parte, e c’è stato apprezzamento, dando il suo contributo a una crisi dell’Eurozona che non era certo di responsabilità soltanto italiana e questo ha consentito di dare un contributo più attivo nelle giornate di giovedì e venerdì per avviare a una soluzione sistemica. «Le decisioni di giovedì e venerdì in Europa sono di vasta portata(VEDI QUI), ci sarà un quadro più rigoroso di finanza pubblica e viene aumentato il potere di fuoco in possesso delle istituzioni per prevenire l’allargamento del contagio della crisi in Europa» ha detto Monti. «Ci sono addizionali risorse per 200 miliardi di euro, viene accelerata l’introduzione dell’Esm. Per quanto riguarda la prospettiva di lungo termine si sono chiariti meglio i termini di quello che è quasi un accordo costitutivo sul piano fiscale per i Paesi europei. L’Italia avrebbe preferito una modifica dei trattati fatta a 27, ma questo non è stato possibile perché non si poteva avere, come voleva la Gran Bretagna, un sistema ancora integralmente ancorato al principio dell’unanimità. C‘è stata una dinamica interessante da parte di alcuni Paesi di solito favorevoli a creare delle barriere anticontagio a favore di interventi di carattere comune e non più solo dei compiti a casa che alcuni Stati inadempienti devono fare. Passi avanti sono stati fatti anche sul fronte degli Eurobond che seppure non sono stati citati nell’accordo, sono uno dei temi che verranno affrontati nel prossimo mese di marzo come uno degli strumenti propri di una vera unione fiscale. Per quanto riguarda l’Esfs che aveva problemi di carattere operativo la Bce ora svolgerà funzioni di agente sul campo come pure per l’Esm che sta per nascere» ha sottolineato il premier.
09/12/2011
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