L’Italia di oggi non è solo crisi e mancanza di cultura, ma è anche buttare al vento le enormi possibilità che alcune grandi menti del nostro paese potrebbero avere, ma che non hanno. Un po’ alla maniera dei crepuscolari e di Gozzano e la poetica del “ciò che poteva essere, ma non è stato” è la storia dello scienziato italiano Fabrizio Tamburini, 48 anni, apprezzato dalla comunità scientifica internazionale e ricercatore precario all’Università di Padova dove ogni mese arranca con i suoi cinque colleghi di team per poter trovare i soldi da destinare alle ricerche. Fabrizio non è un ricercatore qualunque, è lo scopritore della <<vorticità delle onde elettromagnetiche<<. Non cose di tutti i giorni insomma, ma procediamo con ordine. Nato da una famiglia di orafi che da oltre tre secoli lavorano pietre preziose per farne accessori di lussò per la nobiltà veneziana, Fabrizio, appassionato ed incuriosito dalla scienza e dalla fisica, diede giovanissimo una delusione a papà Sergio quando gli comunicò di non voler imparare il mestiere di famiglia per seguire i propri interessi, fomentati in quegli anni dalla scperta della Luna di Armstrong&co. Si recò dai frati francescani fin da piccolo per seguire lezioni di astronomia ed iparare al meglio pianeti e galassie, avendo la fortuna di capire giovanissimo quale fosse la sua strada, la sua identità. Si iscrive all’Università di Padova dove si laurea con “magna cum laude” e viene chiamato in Inghilterra per un dottorato di ricerca dove inizia a lavorare e dove diviene “The Lord of light”. Mentre l’astronomia iniziava ad apparire su importanti riviste scientifiche nel mondo, il signore della luce fu costretto nel 2003 a tornare a Venezia per assistere i genitori già da tempo malati. Umano, figlio ineccepibile, rinuncia alla fortuna ed alle possibilità di diventare la punta di diamante dell’astrofisica mondiale per stare accanto a chi gli fece dono della vita, ma si sà, le grandi menti, i grandi uomini, riconoscono che esistono condizioni in cui determinate situazioni hanno la priorità su tutto, anche sui propri sogni, anche quando questi sogni escono fuori dal cassetto che li conservava ed intraprendono la via comunemente chiamatà “realtà”. Oggi, dopo la rinuncia del 2003 alla Scienza che conta, si è dovuto accontentare di un precariato all’Università di Padova, niente posto fisso (forse è monotono!) e MILLETRECENTOTTANTA euro al mese per lo scienziato che tutto il mondo vorrebbe poter finanziare per averlo ale proprie dipendenze. Lui ed il suo team veneto per tenere il primo esperimento scientifico a Venezia hanno sborsato di tasca propria i 5mila euro necessari per costruire le antenne elicoidali necessarie a dimostrare la teoria della vorticità delle onde elettromagnetiche. Fabrizio, il Marconi dei tempi nostri, sa che la sua strada è lontana da qui: <<Le Università di Vienna e Glasgow mi hano offerto un lavoro con uno stipendio cinque volte maggiore ma soprattutto con la possibilità di usare laboratori e tecniche all’avanguardia>>. L’Italia invece non sa che un altro cervello è in fuga, un’altra possibilità di riemergere sta partendo, probabilmente per non tornare. Spiega la teoria della “vorticità” nata a seguito di studi sui buchi neri e chiamata “teoria dei fotoni ubriachi”: <<Le onde elettromagnetiche non solo vengono individuate da una frequenza e uno stato di polarizzazione, ma sono dotate di una nuova proprietà, la vorticità che moltiplica i canali di ricezione e trasmissione pur mantenendo una sola frequenza di trasmissione. Nel caso delle telecomunicazioni il fattore moltiplicativo dei canali è 10, ma per le trasmissioni ottiche si arriva anche a 600>>. La sua voce malinconica è quella delle grandi speranze. Una scoperta del genere infatti, oltre che scientificamente innovativa, è anche economicamente valida perchè potrà permettere di ridurre i costi delle telecomunicazioni (oggi le compagnie telefoniche pagano cifre a sette zeri per assicurarsi frequenze trasmissive!) ed aumentare le informazioni trasmesse, senza pensare alle applicazioni in ambito medico che potrebbero scaturire, ad esempio con nuovi biosensori in grado di scovare una cellula malata tra milini di cellule sane per una precoce diagnosi dei tumori. Un’idea da Nobel per la Fisica e la consapevolezza che l’uomo conosce e utilizza solo l’1% delle possibilità di frequenza della luce.
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