Circa diecimila persone hanno partecipato stanotte alla fiaccolata conclusasi in Piazza Duomo all’Aquila, per ricordare le 309 vittime del sisma che il 6 aprile del 2009, alle 3:32, distrusse il capoluogo abruzzese e altri 56 paesi vicini. Alla fiaccolata ha partecipato anche il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca. Il silenzio è stato infranto da 309 rintocchi della campana della chiesa delle Anime Sante, accompagnati dalla lettura dei nomi delle vittime.
Nessuno ha dimenticato il 6 aprile 2009, è ancora lì nella mente delle persone. Ma a distanza di 3 anni la ricostruzione è ferma, tonnellate di macerie sono ancora lì. La popolazione vive nelle periferie, il lavoro manca, il disagio sociale raggiunge livelli allarmanti: aumentano depressione e suicidi, consumo di alcol e psicofarmaci, obesità. Il 26 ottobre avevamo documentato la situzione all’Aquila, tornando alquanto delusi.
Oggi, solo all’Aquila, su una popolazione di oltre 72 mila residenti, 21.791 vivono ancora in alloggi a carico dello Stato. Oltre 7 mila persone abitano nei MAP (Moduli Abitativi Provvisori, ossia le casette di legno), 573 nelle case in affitto concordato con la Protezione Civile, 630 attraverso il fondo immobiliare. Ci sono ancora 314 persone in albergo e nella caserma della Guardia di Finanza.
Adesso ci penserà il ministro Fabrizio Barca, “l’inviato speciale” di Monti all’Aquila. Gli esperti del’Ocse e dell’Università di Groningen, che hanno organizzato il Forum del 16 e 17 marzo all’Aquila cui ha partecipato anche il premier, hanno fatto una relazione spietata di quanto fatto finora. La relazione di Barca ha evidenziato cinque pilastri su cui d’ora in poi agire: comunicazione, informazione, semplificazione, programmazione e rigore. E partecipazione dei cittadini alle scelte della ricostruzione.
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