Il 22 giugno 2012 è accaduto un episodio che con il passare delle ore, si sta rivelando decisivo per una futura guerra. L’esercito siriano al confine con la Turchia, ha abbattuto un F-4 dell’aviazione turca, i cui piloti ancora risultano dispersi. Ankara ha richiesto in base all’articolo 4 del Trattato atlantico un incontro per le consultazioni nel caso di minacce all’integrità territoriale o alla sicurezza di un membro dell’Allenza. La decisione è stata presa subito dopo avere accertato che l’abbattimento è avvenuto a 13 miglia dai confini turchi, pertanto ancora in territorio internazionale.
Perché la Siria avrebbe abbattuto un aereo di Ankara?
La Siria è per forza di cose in questo periodo uno Stato sotto pressione, che ha nell’occidente un blocco schierato contro i suoi metodi oppressivi e violenti sulla sua popolazione, attualmente in rivolta contro il regime di Assad. E’ indubbio che la tensione ai confini con la Turchia, paese della NATO, è altissima, e basta un niente per farla precipitare. La situazione ricorda molto la crisi dei missili sovietici a Cuba, come si fa un passo falso la guerra è dietro l’angolo. Damasco gode dell’appoggio dell’Iran e della Russia, vecchi alleati che non hanno mai fatto mancare l’appoggio ad Assad. La Russia al massimo si è concessa un ” non usare la violenza sulla popolazione”, ma di certo non ha smesso di rifornire di armi il suo alleato. In questi giorni è stato bloccato un cargo russo partente da Taurus, con a bordo elicotteri da guerra, destinati a Damasco. Il cargo è ripartito, perchè l’intoppo era solo l’assicurazione scaduta. L’attacco alla Turchia è un messaggio all’occidente, ovverosia che Assad non ha paura di arrivare alle estreme conseguenze, se fosse necessario, per avere fatta salva la pelle, forte delle alleanze limitrofe, e soprattutto della Russia al Consiglio dell’ONU.
Può la Turchia permettersi una guerra?
La Turchia è uno stato in piena espansione economica e sociale. Se l’Europa arranca, ai confini la Turchia continua a crescere al ritmo di un più 4% di media, e gli investimenti nelle forze armate non sono di certo di piccola entità. L’esercito ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia moderna della Turchia. Paragonato a custode ultimo dei principi di laicità ed occidentalità, l’esercito, al fine di assicurare la vitalità dei principi suddetti ha volutamente interrotto la dinamica parlamentare con tre colpi di stato (nel 1960, 1971 e 1980) a cui sono seguiti brevi periodi con governi a direzione militari dedicati a ristabilire i principi del Kemalismo, spesso utilizzato quale facciata per altre motivazioni. Attualmente pur non essendo al potere, l’esercito ha un ruolo fondamentale nel mantenere compatta la nazione, e senza dubbio oggi spinge per scendere in guerra, e dimostra a tutto il medio oriente che la Turchia conta tanto nella Nato e non ha paura di usare la forza. I numeri dell’esercito Turco sono impressionanti, basti pensare che possiedono più F-16 dell’aviazione americana, che ne è produttrice. La marina è dotata di una flotta che ha in organico 13 sottomarini, 20 fregate, 21 navi da pattugliamento veloce, 21 dragamine, 52 mezzi da sbarco e 23 elicotteri da ricognizione. La forza aerea è composta da 19 squadroni da combattimento, da due squadroni da riconoscimento, da cinque squadroni addestrativi, da sei impiegabili nel trasporto e da altre piccole componenti per esigenze minoritarie. Inoltre visto l’ingresso nella Nato, ha varato nel 1998 un piano da 160mld di euro in 20 anni, per ammodernare le sue forze armate, in maniera tale da potere mobilitare anche fino a 50 mila uomini in breve tempo, in caso di missioni all’estero.
Perché la NATO dovrebber ascoltare la Turchia?
La NATO non potrà non ascoltare e tenere conto dell’evento sgradevole accaduto ad uno dei suoi principali componenti. La Turchia rappresenta l’ultimo baluardo dell’occidente prima del mondo mussulmano. Inoltre c’è il precedente libico di qualche mese fa, e le condizioni siriana non sembra così dissimili dal contesto di Gheddafi. Un dittatore che ha perso il controllo e che lo vuole mantenere a tutti i costi con la violenza. Unica differenza? Assenza di petrolio in Siria. Si era parlato della possibilità di concedere un esilio ad Assad in un paese sud americano, evitando così l’uso della forza armata. Non vogliamo essere uccelli di sventura, ma è difficile pensare che Assad, attualmente in un botte di ferro, possa deciderlo senza che sia forzata militarmente la sua scelta.
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- Pierpaolo







