Ci avviciniamo al quinto anno dall’inizio della crisi economica, molto è stato fatto ma di concreto poco per risollevare i paesi europei. La mancanza di liquidità delle banche e degli Stati non è stata superata e piano piano i nodi stanno venendo al pettine.
Così ci troviamo a fare i conti con la Spagna e la Regione Sicilia sull’orlo di una crisi di liquidità, che è il presupposto per un fallimento o come direbbero gli anglofoni di un credit crunch. Non sono i calcoli solamente a condannare la Spagna me è lo stesso ministro del bilancio spagnolo Montoro ad aver dichiarato in Parlamento che ” il paesenon ha un soldo in cassa per pagare i servizi pubblici e se la Bce non avesse comprato i titoli di Stato, il Paese sarebbe fallito”.
La Spagna ha venduto bond con scadenza 2014, 2017 e 2019 per 2,98 miliardi, poco sotto l’obiettivo di 3 miliardi, con tassi in deciso rialzo e domanda in calo. Il rendimento medio del biennale è balzato al 5,204% dal 4,335% di giugno, quello del 5 anni al 6,459% dal 6,072%. Il tasso sulla scadenza 2019 si è attestato al 6,701%.
Sono dati vertiginosi se si considera che il paese è in ginocchio, che il tasso di disoccupazione è salito al 24% in media con picchi oltre il 32% in alcune aree e che soprattutto i tagli varati da oltre 65 mld serviranno si ad abbassare il rapporto deficit/pil entro il 2015-16 sotto il 3%, ma con impatti sociali devastanti. Torneranno ai livelli pre – crisi non prima del 2018-2020, come del resto l’Italia, ammesso che i risultati siano rispettati, tornerà ai livelli del 2007 non prima del 2016, così come attestato dal FMI.
La Spagna oggi non è fallita grazie agli aiuti UE che forniranno liquidità alla casse spagnole per quasi 60 mld di euro fino ad un massimo di 100 mld. Il credit crunch delle banche iberiche è sventato, ma ad un prezzo fortissimo, un prezzo che gli spagnoli non hanno ancora sentito totalmente.
Veniamo alla nostra amata Regione Sicilia. A chi dobbiamo dare ascolto? All’allarmismo di Monti o alle bonarie rassicurazioni di Lombardo? Ovvio, al primo.
La Regione Sicilia ha voluto sminuire il tutto con un problema di liquidità, risolto con l’invio di fondi per 400 mln di euro dallo Stato, già ripartiti in suo favore con accordi precedenti. A questo punto verrebbe da pensare che è tutto ok. La domanda da porsi, invece, è perché mai si è arrivati a questa stretta di liquidità? Non è che l’immensa macchina amministrativa regionale, assorbe troppo? Non è che la Sicilia base per buona parte la sua economia sui fondi pubblici, e che ora come ora con le strette e i ritardi nei pagamenti della P.A. è più difficile fare quadrare i conti? Non è che è impiegato più personale pubblico di quello che in realtà servirebbe?
Sono tutte domande che non meritano una risposta, rientrano nella più banale retorica, peccato che Lombardo e company, parlano di problema di liquidità, come se non fosse generato da loro ma sempre da terzi, e che la Sicilia non è una delle Regioni europee più povere ma la ridente regione della baviera.
La Spagna e la Sicialia senza ulteriori fondi immediati sarebbero fallite, con impatti ancora peggiori di quelli attuali ( immaginate 22 mila impiegati alla Regione senza stipendi), ma non si può pensare a salvataggi continui per sempre. E’ arrivato il momento di cambiare marcia, di creare l’unione bancaria europea per passare a quella politica in breve tempo, cossichè nessuno più potrà lavarsi le mani dei propri errori. A quel punto chi sarà il terzo da condannare?
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