“Il lavoro mobilita l’uomo”. L’ha buttata in commedia Lorenzo Vignolo,il regista di Workers- Pronti a tutto ,cronaca tragicomica delle disavventure di un gruppo di giovani disoccupati in balia delle improbabili proposte di un’agenzia interinale. Questo tema,le cronache ce lo ricordano ogni giorno,è sempre più drammatico. Ma ci rendiamo conto che in Europa dicono che un giovane su due non ha lavoro? Sono dati disperanti,fanno veramente paura. La gente sente di essere derubata della cosa più bella che c’è : il futuro.
L’idea di progettare una famiglia, di alimentare le speranze di cambiamento, di pensare che la vita ti sorprenderà. In Workers , scritto da Stefano Sardo e girato a Torino, Alice (Nicole Grimaudo) ha studiato per fare la truccatrice e immagina per sé un futuro tra cinema,teatro,televisione ,e magari un giorno ad Hollywood. L’agenzia interinale un lavoro per lei lo trova : truccare i cadaveri alle pompe funebri. Lei suo malgrado accetta. Non va meglio ad Italo (Dario Bandiera ),aspirante chirurgo,che si guadagna lo stipendio prelevando campioni di sperma ai tori di un allevamento e che rischia di perdere,oltre all’amor proprio, anche quello della fidanzata. Autostima (e non solo) a rischio pure per Giacomo (Alessandro Tiberi) che avendo mesi di affitto arretrato da pagare, accetta di fare il badante a un paraplegico arrogante e cocainomane.
Sono tutti costretti dalle circostanze ad accettare lavori svilenti,niente di quello che si aspettavano o per cui avevano studiato. Il paradosso è che poi,in un modo o nell’ altro,questi lavori se li fanno pure andare bene e tornano a casa soddisfatti,se così si può dire. Sentendosi sfigati avrebbero svenduto quella dignità che volevano già toglier loro.
Nel cinema italiano i periodi di crisi sociale si sono sempre tradotti con una ricchezza d’idee e l’attuale precariato giovanile e la crisi del lavoro hanno trovato un portavoce privilegiato nella commedia contemporanea. Di sceneggiatura in sceneggiatura, una delle più grandi tragedie del presente (e del futuro) è stata così esorcizzata in forma a volte surreale , a volte dolceamara , molto spesso consolatoria.
Dentro a una cornice narrativa principale vengono fatte convivere tre diverse declinazioni di “giovani disposti a tutto” e altrettanti sottogeneri della leggerezza. E sono proprio flessibilità e disposizione a fare da filo conduttore fra i vari episodi e a dettare lo stile eterogeneo di Lorenzo Vignolo.
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