Rito vodoo sul Lungomare di Mergellina. Sembrava un film, ma non lo era ed è accaduto mercoledì scorso. Una donna di colore, durante un rito vodoo, ha gettato in mare un’anatra a cui erano state legate le zampe.
Ne parla Milena Chiapparino su ilMattino:
“L’anatra è stata sbattuta più volte sul corpo e la testa della donna che la teneva per le zampe agitandola come una frusta» raccontano Martina e Berta , due ragazze che si trovavano a passeggiare su via Caracciolo, a pochi passi dalla Rotonda Diaz. «Siamo state attirate dallo starnazzare del povero animale che poi è stato buttato a mare» spiegano ancora incredule le due giovani che hanno allertato subito i volontari della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) di Napoli, grazie ad un tam tam su facebook , fatto con i cellulari.
Nella confusione generale, gli osservatori più scaltri e generosi sono stati i dieci scugnizzi che si trovavano sugli scogli. Ragazzini, tra gli 8 e i 10 anni che, senza esitare, si sono buttati in acqua per recuperare l’anatra. Dopo diversi tentativi con un retino, hanno tratto in salvo l’anatra liberandole le zampette. Mentre gli scugnizzi recuperavano il pennuto in acqua, le telefonate di Martina e Berta avevano già fatto correre sul posto i volontari Lipu, per il trasferimento dell’anatra al centro medico veterinario di Salvator Rosa.
L’animale, che nell’attesa dei soccorsi era stato sistemato all’interno della vasca nella fontana alla Rotonda Diaz sotto lo sguardo stupito dei turisti, era denutrito e disidratato e presentava lacerazioni sulle zampe. Prova inconfutabile che era stato costretto in luoghi angusti, come riscontrato dal team veterinario dell’ambulatorio che quotidianamente, recupera animali maltrattati o in pericolo.
Il delegato Lipu racconta il suo stupore:
«È la prima volta che riscontriamo un maltrattamento di questo tipo- spiega Fabio Procaccini delegato provinciale Lipu- l’anomalia sembra riconducibile a un rito brasiliano di purificazione, soprattutto per la presenza di nastri di diverso colore. L’episodio – conclude – indica come stia incidendo la presenza di altre etnie a Napoli dove non si era mai verificata una cosa simile».
Grazie alla generosità degli scugnizzi, di Martina e Berta e dei volontari la storia si è conclusa con il lieto fine ma «bisogna segnalare tutte le situazioni anomale – conclude Procaccini – che nascondono maltrattamento e violenza sugli animali».
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