
L’annuncio dato dall’Ilva di Taranto nel pomeriggio di oggi, altro non è che il triste epilogo di una condotta irresponsabile della Magistratura pugliese. Bloccare la produzione industriale è senza dubbio il rimedio più veloce per attuare le modifiche strutturali richieste, ma irrimediabilmente provoca la morte industriale del gruppo. Per anni la Procura di Taranto ha dormito, nonostante le segnalazione degli ambientalisti fossero costanti, e soprattutto i riscontri sanitari negativi sulla popolazione erano sotto gli occhi di tutti. Oggi si vuole correre, oggi si vuole salvaguardare la salute dei tarantini, peccato che senza ” mangiare” se ne faranno poco di un ambiente salubre.
Annuncio Ilva
L’Ilva, in una nota, dice che il sequestro della produzione disposto dalla magistratura “comporterà in modo immediato e ineluttabile l‘impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”.
Reazioni Sindacati
Il segretario della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli: ‘Invitiamo invece i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e a quelli che montando domani mattina di presentarsi regolarmente’. “Questo atteggiamento ricattatorio ‘andate a casa’ – aggiunge Stefanelli – non esiste. Abbiamo chiesto cosa significa sul piano lavorativo, ma non lo sanno nemmeno loro. E’ un’azienda allo sbando e l’unica cosa che sa fare è mettere in atto una rappresaglia. Hanno subito stamattina – dice il sindacalista – i provvedimenti giudiziari e ora scaricano tutto sui lavoratori”. Stefanelli fa presente che i sindacati stanno valutando “le cose da fare” e hanno già sollecitato “il governo Monti a convocare immediatamente il tavolo nazionale suul’Ilva”. “Se il Governo – sottolinea Stefanelli – continuerà a tergiversare, noi nei prossimi giorni saremo tutti sotto Palazzo Chigi”.
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