
Fa molto discutere il progetto di legge depositato al Senato, che porta la firma di Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, esponenti di spicco del Partito Democratico.
La legge, se approvata, avrebbe come effetto quello di precludere la possibilità di partecipare alle elezioni e, conseguentemente, di accedere a qualsiasi forma di rimborso elettorale e finanziamento pubblico, a tutti i movimenti che non siano forniti di personalità giuridica e di statuto regolarmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sarebbe proprio la mancanza dello statuto a tagliare fuori il Movimento 5 Stelle dalle competizioni elettorali.
La legge, a detta dei promotori, avrebbe solo lo scopo precipuo di dare piena attuazione al disposto dell’articolo 49 della nostra Costituzione. La proposta ha da subito scatenato feroci polemiche. Beppe Grillo ha subito chiarito di non avere nessuna intenzione di dotare il suo Movimento di uno statuto ufficiale, dichiarando che, nel caso in cui la legge dovesse passare, il M5S non si presenterà alle prossime elezioni; in tal caso, ha detto Grillo “I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di elettori senza alcuna rappresentanza e dovranno affrontare le conseguenze sociali di quello che ciò comporterà”.
Gli stessi parlamentari del Movimento hanno puntato il dito contro il PD, colpevole, a loro dire, di attaccare tramite la proposta di legge i 5 Stelle, piuttosto di occuparsi della questione dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. A criticare l’iniziativa legislativa è anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, per il quale la proposta non farebbe altro che accrescere il consenso intorno al Movimento dell’ex comico genovese.
L’iniziativa di Finocchiaro e Zanda ha creato irritazione anche nell’elettorato PD, molto più sensibile all’annosa questione del conflitto di interessi berlusconiano, che sembra, almeno per il momento, non essere al centro dei pensieri dei dirigenti del Partito. Proprio in seguito alle polemiche e ai malumori crescenti, nelle ultime ore lo stesso Zanda, in un’intervista rilasciata a “Repubblica”, si è detto disposto a ritirare il discusso disegno di legge.
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